AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA per Procedimento Semplificato OPERE MINORI – D.P.R. N.139 del 09.07.2010

Regolamento G.U. del 26.08.2010 n.199, previsto dall’ art. 146 c.9 del D.L. 42/2004 e segg.

Procedimento semplificato DEVE concludersi entro 60 gg. dalla presentazione della richiesta di autorizzazione, fatte salve richieste d’integrazione.

Si pubblicano in testo della circolare del CNG e del DPR 139/2010, cliccare su “preleva file”.

In vigore dal 10.09.2010.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 luglio 2010 , n. 139 Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione  paesaggistica per gli interventi di lieve entita’, a norma dell’articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni. (10G0157)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’articolo 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, recante Codice dei beni culturali e del paesaggio, ed in particolare l’articolo 146, comma 9, che prevede che con regolamento sono stabilite procedure semplificate per il rilascio dell’autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entita’ in
base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 ottobre 2009;
Acquisita l’intesa della Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, nella
seduta del 26 novembre 2009;
Visto il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza dell’8 febbraio 2010;
Visti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari;
Vista la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 10 giugno 2010;
Sulla proposta del Ministro per i beni e le attivita’ culturali, di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni;
Emana
il seguente regolamento:
Art. 1
Interventi di lieve entita’ soggetti ad autorizzazione semplificata 1. Sono assoggettati a procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, di seguito denominato «Codice», gli interventi di lieve entita’, da realizzarsi su aree o immobili sottoposti alle norme di tutela della parte III del Codice, sempre che comportino un’alterazione dei luoghi o dell’aspetto esteriore degli edifici, indicati nell’elenco di cui all’allegato I che forma parte integrante del presente regolamento.
2. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita’ culturali, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa con la Conferenza unificata, potranno essere apportate specificazioni e rettificazioni all’elenco di cui al comma 1, fondate su conoscenze, esigenze e motivazioni di natura tecnica.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto dall’amministrazione competente in materia, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge, alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
– L’art. 87 della Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi ed
emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
– Si riporta il testo dell’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attivita’ di
governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214:
«Art. 17 (Regolamenti). – 1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi, nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e
dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita’ sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di “regolamento”, sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente d’intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i contenuti e con l’osservanza dei criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
tali uffici hanno esclusive competenze di supporto dell’organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale, centrali e periferici, mediante diversificazione
tra strutture con funzioni finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni omogenee e
secondo criteri di flessibilita’ eliminando le duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare per la definizione dei compiti delle unita’
dirigenziali nell’ambito degli uffici dirigenziali generali.
4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1 del presente articolo, si provvede al periodico riordino
delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e
all’espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo
o sono comunque obsolete.».
– Si riporta il testo dell’art. 146 del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei
beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della
legge 6 luglio 2002, n. 137», pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n. 45:
«Art. 146 (Autorizzazione). – 1. I proprietari,
possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed
aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a
termini dell’art. 142, o in base alla legge, a termini
degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non
possono distruggerli, ne’ introdurvi modificazioni che
rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di
protezione.
2. I soggetti di cui al comma 1 hanno l’obbligo di
presentare alle amministrazioni competenti il progetto
degli interventi che intendano intraprendere, corredato
della prescritta documentazione, ed astenersi dall’avviare
i lavori fino a quando non ne abbiano ottenuta
l’autorizzazione.
3. La documentazione a corredo del progetto e’
preordinata alla verifica della compatibilita’ fra
interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato.
Essa e’ individuata, su proposta del Ministro, con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, d’intesa con la
Conferenza Stato-regioni, e puo’ essere aggiornata o
integrata con il medesimo procedimento.
4. L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto
autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o
agli altri titoli legittimanti l’intervento
urbanistico-edilizio. Fuori dai casi di cui all’art. 167,
commi 4 e 5, l’autorizzazione non puo’ essere rilasciata in
sanatoria successivamente alla realizzazione, anche
parziale, degli interventi. L’autorizzazione e’ valida per
un periodo di cinque anni, scaduto il quale l’esecuzione
dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova
autorizzazione.
5. Sull’istanza di autorizzazione paesaggistica si
pronuncia la regione, dopo avere acquisito il parere
vincolante del soprintendente in relazione agli interventi
da eseguirsi su immobili ed aree sottoposti a tutela dalla
legge o in base alla legge, ai sensi del comma 1, salvo
quanto disposto all’art. 143, commi 4 e 5. Il parere del
soprintendente, all’esito dell’approvazione delle
prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici tutelati,
predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141,
comma 1, 141-bis e 143, comma 3, lettere b), c) e d),
nonche’ della positiva verifica da parte del Ministero su
richiesta della regione interessata dell’avvenuto
adeguamento degli strumenti urbanistici, assume natura
obbligatoria non vincolante.
6. La regione esercita la funzione autorizzatoria in
materia di paesaggio avvalendosi di propri uffici dotati di
adeguate competenze tecnico-scientifiche e idonee risorse
strumentali. Puo’ tuttavia delegarne l’esercizio, per i
rispettivi territori, a province, a forme associative e di
cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti
disposizioni sull’ordinamento degli enti locali, ovvero a
comuni, purche’ gli enti destinatari della delega
dispongano di strutture in grado di assicurare un adeguato
livello di competenze tecnico-scientifiche nonche’ di
garantire la differenziazione tra attivita’ di tutela
paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in
materia urbanistico-edilizia.
7. L’amministrazione competente al rilascio
dell’autorizzazione paesaggistica, ricevuta l’istanza
dell’interessato, verifica se ricorrono i presupposti per
l’applicazione dell’art. 149, comma 1, alla stregua dei
criteri fissati ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141,
comma 1, 141-bis e 143, comma 3, lettere b), c) e d).
Qualora detti presupposti non ricorrano, l’amministrazione
verifica se l’istanza stessa sia corredata della
documentazione di cui al comma 3, provvedendo, ove
necessario, a richiedere le opportune integrazioni e a
svolgere gli accertamenti del caso. Entro quaranta giorni
dalla ricezione dell’istanza, l’amministrazione effettua
gli accertamenti circa la conformita’ dell’intervento
proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di
dichiarazione di interesse pubblico e nei piani
paesaggistici e trasmette al soprintendente la
documentazione presentata dall’interessato, accompagnandola
con una relazione tecnica illustrativa nonche’ dando
comunicazione all’interessato dell’inizio, del procedimento
ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di
procedimento amministrativo.
8. Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5,
limitatamente alla compatibilita’ paesaggistica del
progettato intervento nel suo complesso ed alla conformita’
dello stesso alle disposizioni contenute nel piano
paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di cui
all’art. 140, comma 2, entro il termine di quarantacinque
giorni dalla ricezione degli atti. Entro venti giorni dalla
ricezione del parere, l’amministrazione rilascia
l’autorizzazione ad esso conforme oppure comunica agli
interessati il preavviso di provvedimento negativo ai sensi
dell’art. 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
successive modificazioni.
9. Decorso inutilmente il termine di cui al primo
periodo del comma 8 senza che il soprintendente abbia reso
il prescritto parere, l’amministrazione competente puo’
indire una Conferenza di servizi, alla quale il
soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto.
La Conferenza si pronuncia entro il termine perentorio di
quindici giorni. In ogni caso, decorsi sessanta giorni
dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente,
l’amministrazione competente provvede sulla domanda di
autorizzazione. Con regolamento da emanarsi ai sensi
dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
entro il 31 dicembre 2008, su proposta del Ministro
d’intesa con la Conferenza unificata, salvo quanto previsto
dall’art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
sono stabilite procedure semplificate per il rilascio
dell’autorizzazione in relazione ad interventi di lieve
entita’ in base a criteri di snellimento e concentrazione
dei procedimenti, ferme, comunque, le esclusioni di cui
agli articoli 19, comma 1 e 20, comma 4 della legge 7
agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
10. Decorso inutilmente il termine indicato all’ultimo
periodo del comma 8 senza che l’amministrazione si sia
pronunciata, l’interessato puo’ richiedere l’autorizzazione
in via sostitutiva alla regione, che vi provvede, anche
mediante un commissario ad acta, entro sessanta giorni dal
ricevimento della richiesta. Qualora la regione non abbia
delegato gli enti indicati al comma 6 al rilascio
dell’autorizzazione paesaggistica, e sia essa stessa
inadempiente, la richiesta del rilascio in via sostitutiva
e’ presentata al soprintendente.
11. L’autorizzazione paesaggistica diventa efficace
decorsi trenta giorni dal suo rilascio ed e’ trasmessa,
senza indugio, alla soprintendenza che ha reso il parere
nel corso del procedimento, nonche’, unitamente allo stesso
parere, alla regione ovvero agli altri enti pubblici
territoriali interessati e, ove esistente, all’ente parco
nel cui territorio si trova l’immobile o l’area sottoposti
al vincolo.
12. L’autorizzazione paesaggistica e’ impugnabile, con
ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso
straordinario al Presidente della Repubblica, dalle
associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai
sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di
ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto
pubblico o privato che ne abbia interesse. Le sentenze e le
ordinanze del tribunale amministrativo regionale possono
essere appellate dai medesimi soggetti, anche se non
abbiano proposto ricorso di primo grado.
13. Presso ogni amministrazione competente al rilascio
dell’autorizzazione paesaggistica e’ istituito un elenco
delle autorizzazioni rilasciate, aggiornato almeno ogni
trenta giorni e liberamente consultabile, anche per via
telematica, in cui e’ indicata la data di rilascio di
ciascuna autorizzazione, con la annotazione sintetica del
relativo oggetto. Copia dell’elenco e’ trasmessa
trimestralmente alla regione e alla soprintendenza, ai fini
dell’esercizio delle funzioni di vigilanza.
14. Le disposizioni dei commi da 1 a 13 si applicano
anche alle istanze concernenti le attivita’ di coltivazione
di cave e torbiere incidenti sui beni di cui all’art. 134,
ferme restando anche le competenze del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di
cui all’art. 2, comma 1, lettera d), della legge 8 luglio
1986, n. 349.
15. Le disposizioni dei commi 6, 7, 8, 9, 10, 11 e 13
non si applicano alle autorizzazioni per le attivita’
minerarie di ricerca ed estrazione. Per tali attivita’
restano ferme le potesta’ del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, ai sensi della
normativa in materia, che sono esercitate tenendo conto
delle valutazioni espresse, per quanto attiene ai profili
paesaggistici, dal soprintendente competente. Il
soprintendente si pronuncia entro trenta giorni dalla
ricezione della richiesta, corredata della necessaria
documentazione tecnica, da parte del Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
16. Dall’attuazione del presente articolo non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.».
– Il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
recante «Definizione ed ampliamento delle attribuzioni
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali», e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1997, n. 202.
Note all’art. 1:
– Per l’art. 146 del decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42, si veda nelle note alle premesse.

Art. 2
Semplificazione documentale

1. L’istanza presentata ai fini del rilascio dell’autorizzazione semplificata e’ corredata da una relazione paesaggistica semplificata, redatta secondo il modello di scheda di cui al comma 2 da un tecnico abilitato, nella quale sono indicate le fonti normative o provvedimentali della disciplina paesaggistica, e’ descritto lo stato attuale dell’area interessata dall’intervento, e’ attestata la conformita’ del progetto alle specifiche prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici, se esistenti, ovvero documentata la compatibilita’ con i valori paesaggistici e sono indicate le eventuali misure di inserimento paesaggistico previste. Nella relazione il tecnico
abilitato attesta altresi’ la conformita’ del progetto alla disciplina urbanistica ed edilizia. Laddove l’autorita’ preposta al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica non coincida con quella competente in materia urbanistica ed edilizia, l’istanza e’ corredata dall’attestazione del comune territorialmente competente di conformita’ dell’intervento alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie o, in caso di intervento soggetto a dichiarazione di inizio attivita’, dalle asseverazioni di cui all’articolo 23 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380.
2. Alle autorizzazioni semplificate non si applicano le disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 12 dicembre 2005, recante individuazione della documentazione necessaria alla verifica della compatibilita’ paesaggistica degli interventi proposti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 gennaio 2006, n. 25, ad eccezione della «Scheda per la presentazione della richiesta di autorizzazione paesaggistica per le opere il cui impatto paesaggistico e’ valutato mediante una documentazione semplificata», allegata al decreto stesso. Mediante convenzioni stipulate tra il Ministero per i beni e le attivita’ culturali e le regioni, possono
essere concordate ulteriori semplificazioni della documentazione da presentarsi ai fini del presente comma.
3. La presentazione della domanda di autorizzazione e la trasmissione dei documenti a corredo e’ effettuata, ove possibile, in via telematica, agli effetti dell’articolo 45 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, recante Codice dell’amministrazione digitale. Ove l’istanza paesaggistica sia riferita ad interventi per i quali si applicano i procedimenti di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la presentazione della domanda e della relativa documentazione avviene per il tramite dello sportello unico per le attivita’ produttive, se istituito.

Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari
in materia edilizia», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 20 ottobre 2001, n. 245:
«Art. 23 (Disciplina della denuncia di inizio attivita’). – 1. Il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attivita’,
almeno trenta giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia,
accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati
progettuali, che asseveri la conformita’ delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in
contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonche’ il rispetto delle norme di sicurezza e di
quelle igienico-sanitarie.
2. La denuncia di inizio attivita’ e’ corredata
dall’indicazione dell’impresa cui si intende affidare i
lavori ed e’ sottoposta al termine massimo di efficacia
pari a tre anni. La realizzazione della parte non ultimata
dell’intervento e’ subordinata a nuova denuncia.
L’interessato e’ comunque tenuto a comunicare allo
sportello unico la data di ultimazione dei lavori.
3. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia
sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in
via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il
termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre dal
rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non
sia favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
4. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia
sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete
all’amministrazione comunale, ove il parere favorevole del
soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla
denuncia, il competente ufficio comunale convoca una
Conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis,
14-ter,14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il
termine di trenta giorni di cui al comma 1 decorre
dall’esito della Conferenza. In caso di esito non
favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
5. La sussistenza del titolo e’ provata con la copia
della denuncia di inizio attivita’ da cui risulti la data
di ricevimento della denuncia, l’elenco di quanto
presentato a corredo del progetto, l’attestazione del
professionista abilitato, nonche’ gli atti di assenso
eventualmente necessari.
6. Il dirigente o il responsabile del competente
ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1
sia riscontrata l’assenza di una o piu’ delle condizioni
stabilite, notifica all’interessato l’ordine motivato di
non effettuare il previsto intervento e, in caso di falsa
attestazione del professionista abilitato, informa
l’autorita’ giudiziaria e il consiglio dell’ordine di
appartenenza. E’ comunque salva la facolta’ di ripresentare
la denuncia di inizio attivita’, con le modifiche o le
integrazioni necessarie per renderla conforme alla
normativa urbanistica ed edilizia.
7. Ultimato l’intervento, il progettista o un tecnico
abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che
va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta
la conformita’ dell’opera al progetto presentato con la
denuncia di inizio attivita’. Contestualmente presenta
ricevuta dell’avvenuta presentazione della variazione
catastale conseguente alle opere realizzate ovvero
dichiarazione che le stesse non hanno comportato
modificazioni del classamento. In assenza di tale
documentazione si applica la sanzione di cui all’art. 37,
comma 5.».
– Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
12 dicembre 2005, recante «Individuazione della
documentazione necessaria alla verifica della
compatibilita’ paesaggistica degli interventi proposti, ai
sensi dell’art. 146, comma 3, del Codice dei beni culturali
del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42», e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31
gennaio 2006, n. 25.
– Si riporta il testo dell’art. 45 del decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante «Codice
dell’amministrazione digitale», pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 16 maggio 2005, n. 112:
«Art. 45 (Valore giuridico della trasmissione). – 1. I
documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica
amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o
informatico, ivi compreso il fax, idoneo ad accertarne la
fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma
scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da
quella del documento originale.
2. Il documento informatico trasmesso per via
telematica si intende spedito dal mittente se inviato al
proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se
reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi
dichiarato, nella casella di posta elettronica del
destinatario messa a disposizione dal gestore.».
– Si riporta il testo dell’art. 38 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, recante «Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita’,
la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria», pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2008, n. 147, e convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale 21 agosto 2008, n. 195:
«Art. 38 (Impresa in un giorno). – 1. Al fine di
garantire il diritto di iniziativa economica privata di cui
all’art. 41 della Costituzione, l’avvio di attivita’
imprenditoriale, per il soggetto in possesso dei requisiti
di legge, e’ tutelato sin dalla presentazione della
dichiarazione di inizio attivita’ o dalla richiesta del
titolo autorizzatorio.
2. Ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettere e),
m), p) e r), della Costituzione, le disposizioni del
presente articolo introducono, anche attraverso il
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
delle amministrazioni, misure per assicurare, nel rispetto
delle liberta’ fondamentali, l’efficienza del mercato, la
libera concorrenza e i livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale. Esse
costituiscono adempimento della direttiva 2006/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,
ai sensi dell’art. 117, primo comma, della Costituzione.
3. Con regolamento, adottato ai sensi dell’art. 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la
semplificazione normativa, di concerto con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentita la
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, si procede alla semplificazione e al
riordino della disciplina dello sportello unico per le
attivita’ produttive di cui al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.
447, e successive modificazioni, in base ai seguenti
principi e criteri, nel rispetto di quanto previsto dagli
articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge 7 agosto
1990, n. 241:
a) attuazione del principio secondo cui, salvo quanto
previsto per i soggetti privati di cui alla lettera c) e
dall’art. 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,
n. 40, lo sportello unico costituisce l’unico punto di
accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende
amministrative riguardanti la sua attivita’ produttiva e
fornisce, altresi’, una risposta unica e tempestiva in
luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque
coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle di cui
all’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n.
241;
a-bis) viene assicurato, anche attraverso apposite
misure telematiche, il collegamento tra le attivita’
relative alla costituzione dell’impresa di cui alla
comunicazione unica disciplinata dall’art. 9 del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 e le
attivita’ relative alla attivita’ produttiva di cui alla
lettera a) del presente comma;
b) le disposizioni si applicano sia per l’espletamento
delle procedure e delle formalita’ per i prestatori di
servizi di cui alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sia per la
realizzazione e la modifica di impianti produttivi di beni
e servizi;
c) l’attestazione della sussistenza dei requisiti
previsti dalla normativa per la realizzazione, la
trasformazione, il trasferimento e la cessazione
dell’esercizio dell’attivita’ di impresa puo’ essere
affidata a soggetti privati accreditati (“Agenzie per le
imprese”). In caso di istruttoria con esito positivo, tali
soggetti privati rilasciano una dichiarazione di
conformita’ che costituisce titolo autorizzatorio per
l’esercizio dell’attivita’. Qualora si tratti di
procedimenti che comportino attivita’ discrezionale da
parte dell’amministrazione, i soggetti privati accreditati
svolgono unicamente attivita’ istruttorie in luogo e a
supporto dello sportello unico;
d) i comuni che non hanno istituito lo sportello unico,
ovvero il cui sportello unico non risponde ai requisiti di
cui alla lettera a), esercitano le funzioni relative allo
sportello unico, delegandole alle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura le quali mettono a
disposizione il portale “impresa.gov” che assume la
denominazione di “impresainungiorno”, prevedendo forme di
gestione congiunta con l’ANCI;
e) l’attivita’ di impresa puo’ essere avviata
immediatamente nei casi in cui sia sufficiente la
presentazione della dichiarazione di inizio attivita’ allo
sportello unico;
f) lo sportello unico, al momento della presentazione
della dichiarazione attestante la sussistenza dei requisiti
previsti per la realizzazione dell’intervento, rilascia una
ricevuta che, in caso di dichiarazione di inizio attivita’,
costituisce titolo autorizzatorio. In caso di diniego, il
privato puo’ richiedere il ricorso alla Conferenza di
servizi di cui agli articoli da 14 a 14-quinquies della
legge 7 agosto 1990, n. 241;
g) per i progetti di impianto produttivo eventualmente
contrastanti con le previsioni degli strumenti urbanistici,
e’ previsto un termine di trenta giorni per il rigetto o la
formulazione di osservazioni ostative, ovvero per
l’attivazione della Conferenza di servizi per la
conclusione certa del procedimento;
h) in caso di mancato ricorso alla Conferenza di
servizi, scaduto il termine previsto per le altre
amministrazioni per pronunciarsi sulle questioni di loro
competenza, l’amministrazione procedente conclude in ogni
caso il procedimento prescindendo dal loro avviso; in tal
caso, salvo il caso di omessa richiesta dell’avviso, il
responsabile del procedimento non puo’ essere chiamato a
rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata
emissione degli avvisi medesimi.
4. Con uno o piu’ regolamenti, adottati ai sensi
dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del
Ministro per la semplificazione normativa, di concerto con
il Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione, e previo parere della Conferenza unificata
di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, e successive modificazioni, sono stabiliti i
requisiti e le modalita’ di accreditamento dei soggetti
privati di cui al comma 3, lettera c), e le forme di
vigilanza sui soggetti stessi, eventualmente anche
demandando tali funzioni al sistema camerale, nonche’ le
modalita’ per la divulgazione, anche informatica, delle
tipologie di autorizzazione per le quali e’ sufficiente
l’attestazione dei soggetti privati accreditati, secondo
criteri omogenei sul territorio nazionale e tenendo conto
delle diverse discipline regionali.
5. Il Comitato per la semplificazione di cui all’art. 1
del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, predispone
un piano di formazione dei dipendenti pubblici, con la
eventuale partecipazione anche di esponenti del sistema
produttivo, che miri a diffondere sul territorio nazionale
la capacita’ delle amministrazioni pubbliche di assicurare
sempre e tempestivamente l’esercizio del diritto di cui al
comma 1 attraverso gli strumenti di semplificazione di cui
al presente articolo.
6. Dall’attuazione delle disposizioni del presente
articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.».

Art. 3 – Termini per la conclusione del procedimento
1. Il procedimento autorizzatorio semplificato si conclude con un provvedimento espresso entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della domanda.
2. L’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda, corredata della documentazione prescritta, effettua gli accertamenti e le valutazioni istruttorie e adotta, quando ne ricorrano i presupposti, il provvedimento negativo di conclusione anticipata del procedimento di
cui all’articolo 4, comma 2.

Art. 4 – Semplificazioni procedurali
1. L’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione, ricevuta la domanda, verifica preliminarmente se l’intervento
progettato non sia esonerato dall’autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’articolo 149 del Codice, oppure se sia assoggettato al
regime ordinario, di cui all’articolo 146 del Codice. In tali casi, rispettivamente, comunica al richiedente che l’intervento non e’
soggetto ad autorizzazione o richiede le necessarie integrazioni ai fini del rilascio dell’autorizzazione ordinaria. Ove l’intervento
richiesto sia assoggettato ad autorizzazione semplificata comunica all’interessato l’avvio del procedimento. Con la medesima
comunicazione richiede all’interessato, ove occorrano, un’unica volta, i documenti e i chiarimenti indispensabili, che sono
presentati o inviati in via telematica entro il termine di quindici giorni dal ricevimento della richiesta. Il procedimento resta sospeso
fino alla ricezione della documentazione integrativa richiesta.
Decorso inutilmente il suddetto termine, l’amministrazione conclude comunque il procedimento.
2. L’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione, entro il termine di cui al comma 2 dell’articolo 3, verifica
preliminarmente, ove ne abbia la competenza, la conformita’ dell’intervento progettato alla disciplina urbanistica ed edilizia.
Nel caso in cui non sia competente, verifica l’attestazione di conformita’ urbanistica rilasciata dal Comune nel cui territorio e’
localizzato l’intervento o l’asseverazione prescritta in caso di intervento sottoposto a denuncia di inizio di attivita’, gia’
presentate all’atto della domanda. In caso di non conformita’ dell’intervento progettato alla disciplina urbanistica ed edilizia,
l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione dichiara l’improcedibilita’ della domanda di autorizzazione paesaggistica,
dandone immediata comunicazione al richiedente.
3. In caso di esito positivo della verifica di conformita’ urbanistica ed edilizia di cui al comma 2, l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione valuta la conformita’ dell’intervento alle specifiche prescrizioni d’uso contenute nel piano paesaggistico o nella dichiarazione di pubblico interesse o nel provvedimento di integrazione del vincolo, ovvero la sua compatibilita’ con i valori paesaggistici presenti nel contesto di riferimento.
4. Nel caso in cui la valutazione di cui al comma 3 sia negativa, l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione invia
comunicazione all’interessato ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, assegnando
un termine di dieci giorni, dal ricevimento della stessa, per la presentazione di eventuali osservazioni. La comunicazione sospende il
termine per la conclusione del procedimento. Ove, esaminate le osservazioni, persistano i motivi ostativi all’accoglimento,
l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione rigetta motivatamente la domanda entro i successivi 10 giorni.
5. In caso di rigetto della domanda l’interessato, entro venti giorni dalla ricezione del provvedimento di rigetto, puo’ chiedere al
soprintendente, con istanza motivata e corredata della documentazione, di pronunciarsi sulla domanda di autorizzazione
paesaggistica semplificata. Copia dell’istanza e’ contestualmente inviata all’amministrazione che ha adottato il provvedimento
negativo, la quale, entro dieci giorni dal ricevimento, puo’ inviare le proprie deduzioni al soprintendente. Ricevuta l’istanza, il
soprintendente, entro i successivi trenta giorni, verifica la conformita’ dell’intervento progettato alle prescrizioni d’uso del
bene paesaggistico ovvero la sua compatibilita’ paesaggistica e decide in via definitiva, rilasciando o negando l’autorizzazione.
Copia del provvedimento e’ inviata all’amministrazione che si e pronunciata in senso negativo.
6. In caso di valutazione positiva della conformita’ ovvero della compatibilita’ paesaggistica dell’intervento, l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione provvede immediatamente e, comunque, entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della domanda a trasmettere alla soprintendenza, unitamente alla domanda ed alla documentazione in suo possesso, una motivata proposta di accoglimento della domanda stessa. Se anche la valutazione del soprintendente e’ positiva, questi esprime il suo parere vincolante favorevole entro il termine di venticinque giorni dalla ricezione della domanda, della documentazione e della proposta, dandone immediata comunicazione, ove possibile per via telematica,
all’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione. In caso di mancata espressione del parere vincolante entro il termine sopra indicato l’amministrazione competente ne prescinde e rilascia l’autorizzazione, senza indire la conferenza di servizi di cui all’articolo 146, comma 9, del Codice.
7. L’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione adotta il provvedimento conforme al parere vincolante favorevole nei
cinque giorni successivi alla ricezione del parere stesso e ne da’ immediata comunicazione al richiedente ed alla soprintendenza. Ove ne
abbia la competenza l’amministrazione rilascia contestualmente, se prescritto e ove possibile, anche il titolo legittimante le trasformazioni urbanistiche ed edilizie previste nel progetto.
L’obbligo di motivazione e’ assolto anche mediante rinvio ed allegazione del parere della soprintendenza.
8. In caso di valutazione negativa della proposta ricevuta dall’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione, il
soprintendente adotta, entro venticinque giorni dal ricevimento della proposta stessa, il provvedimento di rigetto dell’istanza, previa
comunicazione all’interessato dei motivi che ostano all’accoglimento.
Nel provvedimento il soprintendente espone puntualmente i motivi di rigetto dell’istanza e di non accoglibilita’ delle osservazioni
eventualmente presentate dall’interessato. Il provvedimento di rigetto e’ immediatamente comunicato all’amministrazione competente
ed all’interessato. In caso di parere obbligatorio e non vincolante del soprintendente, ai sensi del comma 10, il provvedimento di
rigetto e’ adottato dall’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione.
9. Decorsi inutilmente i termini di cui all’articolo 3 senza che l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione o la
soprintendenza abbia comunicato la propria determinazione conclusiva sull’istanza presentata, si applicano gli articoli 2, comma 8, e
2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, in materia di conclusione del procedimento.
10. Il parere del soprintendente e’ obbligatorio e non vincolante quando l’area interessata dall’intervento di lieve entita’ sia
assoggettata a specifiche prescrizioni d’uso del paesaggio, contenute nella dichiarazione di notevole interesse pubblico, nel piano
paesaggistico o negli atti di integrazione del vincolo adottati ai
sensi dell’articolo 141-bis del Codice.
11. L’autorizzazione paesaggistica semplificata e’ immediatamente efficace ed e’ valida cinque anni.
12. Nel procedimento di cui al presente decreto non e’ obbligatorio il parere delle Commissioni locali per il paesaggio, salvo quanto sia
diversamente previsto dalla legislazione regionale, fermo restando il rispetto del termine per la conclusione del procedimento di cui
all’articolo 3.

Note all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’art. 149 del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei
beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della
legge 6 luglio 2002, n. 137», pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n. 45:
«Art. 149 (Interventi non soggetti ad autorizzazione).
– 1. Fatta salva l’applicazione dell’art. 143, comma 4,
lettera a), non e’ comunque richiesta l’autorizzazione
prescritta dall’art. 146, dall’art. 147 e dall’art. 159:
a) per gli interventi di manutenzione ordinaria,
straordinaria, di consolidamento statico e di restauro
conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e
l’aspetto esteriore degli edifici;
b) per gli interventi inerenti l’esercizio
dell’attivita’ agro-silvo-pastorale che non comportino
alterazione permanente dello stato dei luoghi con
costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si
tratti di attivita’ ed opere che non alterino l’assetto
idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la
riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di
conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste
indicati dall’art. 142, comma 1, lettera g), purche’
previsti ed autorizzati in base alla normativa in
materia.».
– Per il testo dell’art. 146 del decreto del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si veda nella nota alle
premesse.
– Si riporta il testo degli articoli 2, 2-bis e 10-bis
della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante «Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192:
«Art. 2 (Conclusione del procedimento). – 1. Ove il
procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza,
ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche
amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante
l’adozione di un provvedimento espresso.
2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i
provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un
termine diverso, i procedimenti amministrativi di
competenza delle amministrazioni statali e degli enti
pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di
trenta giorni.
3. Con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio
dei Ministri, adottati ai sensi dell’art. 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei
Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la
pubblica amministrazione e l’innovazione e per la
semplificazione normativa, sono individuati i termini non
superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi
i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.
Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri
ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro
i quali devono concludersi i procedimenti di propria
competenza.
4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilita’
dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione
amministrativa, della natura degli interessi pubblici
tutelati e della particolare complessita’ del procedimento,
sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per
la conclusione dei procedimenti di competenza delle
amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i
decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche
dei Ministri per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e per la semplificazione normativa e previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri. I termini ivi
previsti non possono comunque superare i centottanta
giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto
della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti
l’immigrazione.
5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche
disposizioni normative, le autorita’ di garanzia e di
vigilanza disciplinano, in conformita’ ai propri
ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di
rispettiva competenza.
6. I termini per la conclusione del procedimento
decorrono dall’inizio del procedimento d’ufficio o dal
ricevimento della domanda, se il procedimento e’ ad
iniziativa di parte.
7. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 17, i termini
di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono
essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non
superiore a trenta giorni, per l’acquisizione di
informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o
qualita’ non attestati in documenti gia’ in possesso
dell’amministrazione stessa o non direttamente acquisibili
presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le
disposizioni dell’art. 14, comma 2.
8. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini
per la conclusione del procedimento, il ricorso avverso il
silenzio dell’amministrazione, ai sensi dell’art. 21-bis
della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, puo’ essere proposto
anche senza necessita’ di diffida all’amministrazione
inadempiente, fintanto che perdura l’inadempimento e
comunque non oltre un anno dalla scadenza dei termini di
cui ai commi 2 o 3 del presente articolo. Il giudice
amministrativo puo’ conoscere della fondatezza
dell’istanza. E’ fatta salva la riproponibilita’
dell’istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i
presupposti.
9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini
costituisce elemento di valutazione della responsabilita’
dirigenziale.».
«Art. 2-bis (Conseguenze per il ritardo
dell’amministrazione nella conclusione del procedimento). -
1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui
all’art. 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del
danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza
dolosa o colposa del termine di conclusione del
procedimento.
2. Le controversie relative all’applicazione del
presente articolo sono attribuite alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo. Il diritto al
risarcimento del danno si prescrive in cinque anni.».
«Art. 10-bis (Comunicazione dei motivi ostativi
all’accoglimento dell’istanza). – 1. Nei procedimenti ad
istanza di parte il responsabile del procedimento o
l’autorita’ competente, prima della formale adozione di un
provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli
istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda.
Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare
per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate
da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo
interrompe i termini per concludere il procedimento che
iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione
delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del
termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato
accoglimento di tali osservazioni e’ data ragione nella
motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di
cui al presente articolo non si applicano alle procedure
concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e
assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti
dagli enti previdenziali.».

Art. 5 – Semplificazione organizzativa
1. Al fine di assicurare il sollecito esame delle istanze di autorizzazione semplificata, presso ciascuna soprintendenza sono
individuati uno o piu’ funzionari responsabili dei procedimenti in
materia, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni.
2. Le regioni, con autonomi atti normativi o di indirizzo, possono
promuovere le opportune iniziative organizzative da adottarsi dalle
amministrazioni competenti al rilascio delle autorizzazioni
paesaggistiche.
Note all’art. 5:
- Per la legge 7 agosto 1990, n. 241, si veda nelle
note all’art. 4.

Art. 6 – Efficacia immediata delle disposizioni in tema di autorizzazioni semplificate
1. Ai sensi dell’articolo 131, comma 3, del Codice, le disposizioni del presente decreto trovano immediata applicazione nelle regioni a
statuto ordinario.
2. In ragione dell’attinenza delle disposizioni del presente decreto ai livelli essenziali delle prestazioni amministrative, di
cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, e della natura di grande riforma economico sociale del Codice e delle
norme di semplificazione procedimentale in esso previste, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, in
conformita’ agli statuti ed alle relative norme di attuazione, adottano, entro centottanta giorni, le norme necessarie a
disciplinare il procedimento di autorizzazione paesaggistica semplificata in conformita’ ai criteri del presente decreto.
Note all’art. 6:
- Si riporta il testo dell’art. 131 del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della
legge 6 luglio 2002, n. 137», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n. 45:
«Art. 131 (Paesaggio). – 1. Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identita’, il cui carattere deriva
dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.
2. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono
rappresentazione materiale e visibile dell’identita’ nazionale, in quanto espressione di valori culturali.
3. Salva la potesta’ esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all’esercizio delle attribuzioni
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio, le norme del presente Codice
definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici.
4. La tutela del paesaggio, ai fini del presente
Codice, e’ volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime.
I soggetti indicati al comma 6, qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e
caratteri peculiari.
5. La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo sviluppo della cultura. A tale fine le
amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono, per quanto di rispettiva competenza, apposite attivita’ di
conoscenza, informazione e formazione, riqualificazione e
fruizione del paesaggio nonche’, ove possibile, la
realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed
integrati. La valorizzazione e’ attuata nel rispetto delle
esigenze della tutela.
6. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici
territoriali nonche’ tutti i soggetti che, nell’esercizio
di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio
nazionale, informano la loro attivita’ ai principi di uso
consapevole del territorio e di salvaguardia delle
caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi
valori paesaggistici integrati e coerenti, rispondenti a
criteri di qualita’ e sostenibilita’.».
- Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione:
«Art. 117. – La potesta’ legislativa e’ esercitata
dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche’ dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».

Art. 7 – Clausola di invarianza finanziaria
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate provvedono all’attuazione delle disposizioni del presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi’ 9 luglio 2010
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Bondi, Ministro per i beni e le attivita’ culturali
Fitto, Ministro per i rapporti con le regioni
Visto, il Guardasigilli: Alfano
Registrato alla Corte dei conti il 10 agosto 2010
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 13, foglio n. 393

ALLEGATO 1
(previsto dall’articolo 1, comma 1)
1. Incremento di volume non superiore al 10 per cento della volumetria della costruzione originaria e comunque non superiore a 100 mc. (la presente voce non si applica nelle zone territoriali omogenee “A” di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, e ad esse assimilabili e agli immobili soggetti a tutela ai sensi  dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice). Ogni successivo incremento sullo stesso immobile e’ sottoposto a procedura autorizzatoria ordinaria;
2. interventi di demolizione e ricostruzione con il rispetto di volumetria e sagoma preesistenti. La presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
3. interventi di demolizione senza ricostruzione o demolizione di superfetazioni (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
4. interventi sui prospetti degli edifici esistenti, quali: aperture di porte e finestre o modifica delle aperture esistenti per dimensione e posizione; interventi sulle finiture esterne, con rifacimento di intonaci, tinteggiature o rivestimenti esterni, modificativi di quelli preesistenti; realizzazione o modifica di balconi o terrazze; inserimento o modifica di cornicioni, ringhiere, parapetti; chiusura di terrazze o di balconi gia’ chiusi su tre lati mediante installazione di infissi; realizzazione, modifica o sostituzione di scale esterne (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
5. interventi sulle coperture degli edifici esistenti, quali: rifacimento del manto del tetto e delle lattonerie con materiale diverso; modifiche indispensabili per l’installazione di impianti tecnologici; modifiche alla inclinazione o alla configurazione delle falde; realizzazione di lastrici solari o terrazze a tasca di piccole dimensioni; inserimento di canne fumarie o comignoli; realizzazione o modifica di finestre a tetto e lucernari; realizzazione di abbaini o elementi consimili (la presente voce non si applica agli immobili
soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
6. modifiche che si rendono necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica ovvero per il contenimento dei consumi energetici degli edifici;
7. realizzazione o modifica di autorimesse pertinenziali, collocate fuori terra ovvero parzialmente o totalmente interrate, con volume non superiore a 50 mc, compresi percorsi di accesso ed eventuali rampe. Ogni successivo intervento di realizzazione o modifica di autorimesse pertinenziale allo stesso immobile e’ sottoposto a
procedura autorizzatoria ordinaria;
8. realizzazione di tettoie, porticati, chioschi da giardino e manufatti consimili aperti su piu’ lati, aventi una superficie non superiore a 30 mq;
9. realizzazione di manufatti accessori o volumi tecnici di piccole dimensioni (volume non superiore a 10 mc);
10. interventi necessari al superamento delle barriere architettoniche, anche comportanti modifica dei prospetti o delle pertinenze esterne degli edifici, ovvero realizzazione o modifica di volumi tecnici. Sono fatte salve le procedure semplificate ai sensi delle leggi speciali di settore (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
11. realizzazione o modifica di cancelli, recinzioni, o muri di contenimento del terreno (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
12. interventi di modifica di muri di cinta esistenti senza incrementi di altezza;
13. interventi sistematici nelle aree di pertinenza di edifici esistenti, quali: pavimentazioni, accessi pedonali e carrabili di larghezza non superiore a 4 m, modellazioni del suolo, rampe o arredi fissi (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
14. realizzazione di monumenti ed edicole funerarie all’interno delle zone cimiteriali;
15. posa in opera di cartelli e altri mezzi pubblicitari non temporanei di cui all’art. 153, comma 1 del Codice, di dimensioni inferiori a 18 mq, ivi comprese le insegne per le attivita’ commerciali o pubblici esercizi (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice);
16. collocazione di tende da sole sulle facciate degli edifici per locali destinati ad attivita’ commerciali e pubblici esercizi;
17. interventi puntuali di adeguamento della viabilita’ esistente, quali: adeguamento di rotatorie, riconfigurazione di incroci stradali, realizzazione di banchine e marciapiedi, manufatti necessari per la sicurezza della circolazione, nonche’ quelli relativi alla realizzazione di parcheggi a raso a condizione che assicurino la permeabilita’ del suolo, sistemazione e arredo di aree verdi;
18. interventi di allaccio alle infrastrutture a rete, ove comportanti la realizzazione di opere in soprasuolo;
19. linee elettriche e telefoniche su palo a servizio di singole utenze di altezza non superiore, rispettivamente, a metri 10 e a metri 6,30;
20. adeguamento di cabine elettriche o del gas, ovvero sostituzione delle medesime con altre di tipologia e dimensioni analoghe;
21. interventi sistematici di arredo urbano comportanti l’installazione di manufatti e componenti, compresi gli impianti di pubblica illuminazione;
22. installazione di impianti tecnologici esterni per uso domestico autonomo, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unita’ esterna, caldaie, parabole, antenne (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
23. parabole satellitari condominiali e impianti di condizionamento esterni centralizzati, nonche’ impianti per l’accesso alle reti di comunicazione elettronica di piccole dimensioni con superficie non superiore ad 1 mq o volume non superiore ad 1 mc (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell’articolo
136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice);
24. Installazione di impianti di radiocomunicazioni elettroniche mobili, di cui all’articolo 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, che comportino la realizzazione di supporti di antenne non superiori a 6 metri se collocati su edifici esistenti, e/o la realizzazione di sopralzi di infrastrutture esistenti come pali o tralicci, non superiori a 6 metri, e/o la realizzazione di apparati di telecomunicazioni a servizio delle antenne, costituenti volumi tecnici, tali comunque da non superare l’altezza di metri 3 se
collocati su edifici esistenti e di metri 4 se posati direttamente a terra;
25. installazione in soprasuolo di serbatoi di GPL di dimensione non superiore a 13 mc, e opere di recinzione e sistemazione correlate;
26. impianti tecnici esterni al servizio di edifici esistenti a destinazione produttiva, quali sistemi per la canalizzazione dei fluidi mediante tubazioni esterne, lo stoccaggio dei prodotti e canne fumarie;
27. posa in opera di manufatti completamente interrati (serbatoi, cisterne etc.), che comportino la modifica della morfologia del terreno, comprese opere di recinzione o sistemazione correlate;
28. pannelli solari, termici e fotovoltaici fino ad una superficie di 25 mq (la presente voce non si applica nelle zone territoriali omogenee “A” di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale n. 1444 del 1968, e ad esse assimilabili, e nelle aree vincolate ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del Codice), ferme restando le diverse e piu’ favorevoli previsioni del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, recante “Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali
dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE”, e dell’articolo 1, comma 289, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)”;
29. nuovi pozzi, opere di presa e prelievo da falda per uso domestico, preventivamente assentiti dalle Amministrazioni competenti, comportanti la realizzazione di manufatti in soprasuolo;
30. tombinamento parziale di corsi d’acqua per tratti fino a 4 m ed esclusivamente per dare accesso ad abitazioni esistenti e/o a fondi
agricoli interclusi, nonche’ la riapertura di tratti tombinati di corsi d’acqua;
31. interventi di ripascimento localizzato di tratti di arenile in erosione, manutenzione di dune artificiali in funzione antierosiva,
ripristino di opere di difesa esistenti sulla costa;
32. ripristino e adeguamento funzionale di manufatti di difesa dalle acque delle sponde dei corsi d’acqua e dei laghi;
33. taglio selettivo di vegetazione ripariale presente sulle sponde o sulle isole fluviali;
34. riduzione di superfici boscate in aree di pertinenza di immobili esistenti, per superfici non superiori a 100 mq, preventivamente
assentita dalle amministrazioni competenti;
35. ripristino di prati stabili, prati pascolo, coltivazioni agrarie tipiche, mediante riduzione di aree boscate di recente formazione per
superfici non superiori a 5000 mq, preventivamente assentiti dalle amministrazioni competenti;
36. taglio di alberi isolati o in gruppi, ove ricompresi nelle aree di cui all’articolo 136, comma 1, lettere c) e d), del Codice,
preventivamente assentito dalle amministrazioni competenti;
37. manufatti realizzati in legno per ricovero attrezzi agricoli, con superficie non superiore a 10 mq;
38. occupazione temporanea di suolo privato, pubblico, o di uso pubblico, con strutture mobili, chioschi e simili, per un periodo
superiore a 120 giorni;
39. strutture stagionali non permanenti collegate ad attivita’ turistiche, sportive o del tempo libero, da considerare come
attrezzature amovibili.

LEGGASI la CNG_DPR_139-2010 (formato .pdf)